Overflow

We are used to working with teenagers in crisis, helping those in need, being the rock in the storm of others and so forth ...

But what happens when the youthworker is in a crisis? What happens when we are those in need? When we feel in a tumbling washing machine and lose all of our stability? When the only balance we can find is the one on our chair?

Because let’s be honest, it also happens to us, although we think we are doctors who never get sick, well, I have some news: we do get sick, and we have all the right to get sick. Yes, you, youthworker, have all the right to be in crisis, you can afford it. No, it's not selfishness, yes, you have time to feel bad, or at least you have the right and the duty to find it.

Have you ever experienced the feeling that as you continue to fill the cups of others so that they overwhelm, your cup is actually drained? How do we fill it again? This is the question, because only a overflowing cup can fill other cups.

I have been thinking about this passage in the psalms lately, Psalm 23: 5 "You bore my head with oil, my cup overflows." Perhaps the least-studied part of the famous psalm 23, the part I cherish the most. He chose us (unction = choice, set aside), it is not our choice but His. And that choice allows our cup to overflow, He fills our cup, with friends, support, His Word ... there is no "If you do so then you will overflow." It's a fact: He chose you. Your cup overflows. A simple affirmation: It  overflows. No condition, no compromise, only factual data. He chooses to restore your soul for the sake of His name. He wants our well-being for the sake of His name. Our cups overflow.

Coppe traboccanti

Siamo abituati a lavorare con adolescenti in crisi, ad aiutare chi ha bisogno, a essere la roccia nella tempesta degli altri e via dicendo...

Ma cosa succede quando è lo youthworker a essere in crisi? Ovvero, cosa succede quando quelli che hanno bisogno siamo noi? Quando ci sentiamo in una lavatrice in funzione e perdiamo tutta la nostra stabilità? Quando l'unico equilibrio che riusciamo a trovare è quello sulla nostra sedia?

Perché siamo onesti, anche a noi capita, anche se pensiamo di essere medici che non si ammalano mai, beh, ho una notizia: ci ammaliamo eccome, e abbiamo tutto il diritto di ammalarci. Si, tu, youthworker, hai tutto il diritto di essere in crisi, te lo puoi permettere. No, non è egoismo, si, hai tempo di stare male, o almeno hai tutto il diritto e il dovere di trovarlo.

Non vi è mai capitato di avere la sensazione di continuare a riempire le coppe degli altri perché trabocchino, ma vi rendete conto che in realtà la vostra coppa è prosciugata? Come facciamo a riempirla nuovamente? Questa è la domanda, perché solo una coppa traboccante può riempire le altre.

Riflettevo su questo passo nei salmi ultimamente, Salmo 23: 5 "tu ungi il mio capo con olio; la mia coppa trabocca". Forse è la parte meno studiata del famosissimo salmo 23, la parte che mi sta a cuore. Lui ci ha scelti (unzione= scelta, messa da parte), non è la nostra scelta, ma la Sua. E quella scelta permette alla nostra coppa di traboccare, Lui riempie la nostra coppa, con amici, sostegno, la Sua Parola… non ci sono "SE tu fai così allora io farò traboccare..". È un dato di fatto: Lui ti ha scelto. La tua coppa trabocca. Una semplice affermazione che fa traboccare. Non condizioni, non compromessi, solo dati di fatto. Lui sceglie di ristorarci l'anima per amore del Suo nome. Lui vuole il nostro benessere per amore del Suo nome. Le nostre coppe traboccano.

di Elisabetta Meregaglia

There's always hope in God

In my work I have the chance to read and browse different Christian books. Lately, one lady, almost my age, introduced to us her autobiography where she tells about a life marked by devastating experiences, with a lot of abuse, and of how she became a victim of occultism. You know how when you read a book you feel like you are emotionally involved in the story and you make your own thoughts.

I was particularly struck by how her parents did not protect her at all but were involved in the abuse. In such circumstances, it is common to think that it is better not to have parents at all. My first thought was that there was no hope for Anny (the name of the lady). However, the book tells how meeting Jesus gave her not only hope, but also healing and meaning to her life. That’s why with God there is always hope. With God it is never the end!

When Jesus was on earth He met the most desperate people (not only the desperate housewives J). For example, let’s consider the many lepers he met, touched and healed. In that time, lepers were ostracized and completely isolated from the society because they were contagious and considered cursed by God. A very terrible destiny! Yet, it is written that “Jesus reached out his hand and touched the man” (Luke 5:13). Jesus did not ostracize but accepted, did not isolate but gave hope to the people.

Teenagers are particularly exposed to the moral decline of our society, especially because they are in the shaping stage of their personality. Often in the youth ministry we find youngsters who have never had mature and balanced parents (though we are aware of the big challenges parents face to raise children these days) or they grew up in difficult circumstances for many reasons. There are evident consequences on their character and the social and spiritual spheres of their lives. Nevertheless, we should never think they are hopeless, since nothing is impossible to God.

Con Dio c’è sempre speranza

di Marco Demo

Nel mio lavoro ho la possibilità di consultare e leggere diversi libri cristiani. In questi giorni, una donna, quasi mia coetanea, ci ha presentato la sua autobiografia dove racconta una vita segnata da esperienze devastanti, fatta di abusi di vario tipo fino all’essere vittima dell’occultismo. Sapete mentre si legge una biografia è come se si partecipasse alla storia, e proseguendo nel racconto si fanno delle riflessioni.

Quello che mi ha colpito di più è stato leggere come i genitori non solo non abbiano protetto questa ragazza, ma siano stati complici e fautori di questi abusi. In casi come questi sorge spontaneo pensare che in certi casi sia meglio non avere affatto i genitori. Il primo pensiero è quello che per Anny, questo è il suo nome, non ci sia speranza. Tuttavia, il libro narra di come l’incontro con Gesù abbia dato non solo speranza, ma un futuro a questa donna. Questo perché con Dio c’è sempre speranza. Con Dio non è mai finita!

Quando Gesù era sulla terra incontrava le persone più disperate. Pensiamo, ad esempio, ai vari lebbrosi che ha incontrato, toccato e guarito. I lebbrosi erano emarginati e completamente isolati dalla società, vittime di una malattia che era considerata una maledizione. Una sorte davvero terribile! Eppure è scritto che “Gesù stese la mano e lo toccò” (Lc 5:13). Gesù non emarginava ma accoglieva, non isolava ma dava speranza.

Gli adolescenti sono particolarmente esposti alla decadenza morale della nostra società, anche perché sono nella fase formativa della loro personalità. Spesso nel lavoro con loro troviamo dei ragazzi che non hanno dei genitori maturi ed equilibrati (pur consapevoli della grande sfida che è essere genitori) o che sono cresciuti in circostanze difficili per varie ragioni. Le conseguenze sono evidenti a livello caratteriale, sociale e anche spirituale.

Tuttavia, non dobbiamo mai pensare che non ci sia più speranza. Questo perché nulla è impossibile a Dio.

Dobbiamo pregare tanto per questi casi difficili e, se possibile, continuare a fare loro del bene e ad esercitare una sana influenza su di loro, consapevoli che Dio cambia il male in bene. Lui è Onnipotente e strepitoso e si serve di noi in maniera straordinaria.

Sì, Dio c’è sempre speranza e non è mai finita!!

Peace beyond understanding

In John 14: 27 Jesus says, “peace I leave with you; my peace I give you. I do not give to you as the world gives. Do not let your hearts be troubled and do not be afraid."

This verse reminds us that our hearts are always looking for something that would give us peace, that would make us happy and secure. One could say that for teenagers this search is even more intense as they navigate various changes in their lives, begin to solidify thoughts and beliefs, and discover who they are and who they could be.

In the midst of all these uncertainties, teenagers are looking for peace. Unfortunately, they look for peace in the things of the world—popularity, appearances, lies, entertainment—where they can only maybe find a taste of peace that vanishes immediately. When teens don’t find peace in these things, their uncertainties and fears grow, trapping them in vicious cycles of hopelessness, as they live in a world that has only the temporary to offer.

Jesus offers us His peace. It’s a perfect peace that faithfully journeys with us on ever path we walk in this life. Jesus’ peace promises to fill us completely, and satisfy completely the many needs our hearts have. Jesus gifts us a peace that attacks every fear that we could have, bringing us back to the green pastures where we enjoy the presence of our God. The peace of Jesus is the answer we are looking for, and the answer teenagers are looking for.

Let’s pray this peace for the young people with whom we are working with, that they might know for themselves the God of love, truth, and grace; that their lives might be available for the King’s use.

UNA PACE PERFETTA

"Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi." Giovanni 14:27-31

Questo versetto ci ricorda che i nostri cuori sono sempre alla ricerca di qualcosa che ci tranquillizzi, che ci renda felici, sicuri. Forse nel mondo degli adolescenti questa ricerca è ancora più intensa, dato che navigano fra cambiamenti vari, iniziano a concretizzare pensieri e credenze, e cominciano a scoprire chi sono veramente e chi potrebbero essere.

Tra tutte queste incertezze, gli adolescenti, come tutti del resto, cercano la pace. Purtroppo la cercano nelle cose del mondo--popolarità, apparenze, bugie, divertimenti e svaghi--dove possono trovare forse solo un assaggio di pace che svanisce subito. Con la mancanza di pace crescono le loro incertezze e le loro paure, e si formano circoli viziosi che li intrappolano e li fanno vivere senza speranza in un mondo che ha da offrire solo qualcosa di temporaneo.

Gesù, invece, ci ha donato la Sua pace. E' una pace perfetta, che ci accompagna fedelmente in ogni percorso di vita. La pace di Gesù promette di riempire completamente, di soddisfare completamente quei tanti bisogni che ha il nostro cuore. Gesù ci regala una pace che attacca ogni paura che potremmo avere, riportandoci ai prati verdeggianti dove godiamo della presenza del nostro Dio. La pace di Gesù è la risposta che cerchiamo, che cercano gli adolescenti.

Preghiamo che i ragazzi con cui lavoriamo trovino questa pace; che possano conoscere per loro stessi il Dio pieno di amore, verità e grazia; che le loro vite possano essere a disposizione del Re.

Come sassi nel fiume

Spesso medito sul mio ruolo come youth worker.
Sono un contadino che semina semi pregando che arrivi qualcuno che li annaffi e soprattutto che Dio li faccia crescere.
Sono un pastore che pasce le pecore sbucciandomi le ginocchia per andare a cercare quella che si è persa. Sono un guerriero che prega e lotta perché il male non abbia la meglio. Sono una mamma che cura e nutre, sono un papà che dà regole. Sono un professore che insegna e una cameriera che pulisce. Sono una sorella e fratello che stuzzicano, sono un amico che gioca. Sono una cuoca, un medico, una segretaria, la banca, il consulente. Ma sempre di più mi rendo conto che dovrei essere soprattutto promotrice della pace; come una roccia che, posta in mezzo al fiume che scorre, crea una zona protetta, dalla parte opposta del flusso, che permette ai pesci di deporre le uova. Un luogo calmo, di pace, senza onde nè corrente, in mezzo ad un fiume impetuoso.

Così voglio essere.
Una roccia ferma, un punto stabile, che solo con la Sua presenza, senza fare nulla, crea un luogo di pace e tranquillità, un rifugio in cui vanno tutti i pesci stanchi di combattere con la forza della corrente, oppure per deporre le uova e permettere a nuove vite, nuove possibilità, nuovi sogni di nascere ed essere custoditi al sicuro. Certo, l’acqua del fiume si abbatte con tutta la sua forza contro il sasso, ma lui rimane fermo, continuando a dare rifugio e pace a coloro che gli si accostano; lui viene certamente eroso dalla corrente, e cambia forma col passare degli anni, diventa più liscio e brillante, spesso rimpicciolisce, ma rimane fermo. Se siamo chiamati ad assomigliare a Gesù e a fare ciò che Lui ha fatto, allora dobbiamo essere rocce in mezzo ad un fiume in piena, disposti a resistere alla corrente per creare un luogo di pace intorno a noi.
Certamente non è un compito facile, ma stando fermi saremo cambiati e modellati per essere sempre più conformi all’immagine di Dio, proprio come i flutti trasformano il sasso.

Magari vivremo anche la gioia di vedere piccole uova schiudersi, prendere vita e nuotare controcorrente.

Tu puoi fare la differenza

“pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi…” Efesini 6:18

Quando consideriamo l’armatura del cristiano spesso omettiamo come l’apostolo Paolo concluda il suo appello ad equipaggiarsi adeguatamente per il combattimento spirituale. Dopo aver parlato di verità, di giustizia, di zelo, di fede, della salvezza e della Parola di Dio, Paolo enfatizza il ruolo della preghiera in tutto ciò. Con poche parole, ci invita a pregare con regolarità, con intensità, con prontezza e con perseveranza. Paolo sapeva che la preghiera è alla base di ogni opera e di ogni ministero. Soprattutto Paolo sentiva la necessità impellente di avere il sostegno in preghiera dei fratelli. Si era trovato diverse volte in situazioni disperate e aveva visto l’intervento miracoloso di Dio.

La preghiera è davvero una grande risorsa per noi figli di Dio. La Scrittura ci dice che con la preghiera possiamo addirittura influenzare il destino di un Paese, intercedendo per le autorità politiche.

Tutti i grandi uomini di fede avevano una vita di preghiera attiva (Mosè, Davide, Daniele, ecce cc). Si dice che Lutero prima di comunicare la sua decisione di non ritrattare le sue tesi, alla Dieta di Worms, abbia passato in preghiera tutta la notte. Se leggiamo la storia del Cristianesimo o delle missioni, vediamo che attraverso la preghiera dei figli di Dio sono avvenuti dei miracoli straordinari.  

Chi lavora con gli adolescenti si trova ad aver a che fare sempre di più con ragazzi che hanno vissuto esperienze personali e famigliari molto complicate. Dedichiamo tempo alla nostra formazione, cerchiamo di creare dei legami d’amicizia con i ragazzi, programmiamo delle attività che consentano loro di affiatarsi e divertirsi, prepariamo degli studi che li stimolino dal punto di vista spirituale. Tuttavia, anche per questo ministero, la preghiera è fondamentale. Senza la preghiera alle spalle, tutto diventa sterile.

Preghi con regolarità per i ragazzi del tuo gruppo (e quindi ti informi dei loro bisogni)? Coinvolgi la chiesa in quest’attività così importante condividendo soggetti di preghiera specifici? Ti stai impegnando a pregare per i monitori del gruppo adolescenti a cui partecipa tuo figlio/a?

Confesso che nei miei 15 anni di servizio tra gli adolescenti, non sempre ho investito del tempo in questa disciplina. Ero più portato all’azione pratica. Tuttavia, anche in questo ministero dobbiamo imparare a dipendere dal Signore e a combattere in preghiera, consapevoli che fa la differenza, consapevoli che Dio può davvero cambiare le vite dei ragazzi che ci affida, consapevoli che possiamo in questo modo benedire e sostenere chi lavora con loro.

Genitori difficili

" Vi chiedo per favore di non chiamare o mandare più inviti a mio figlio perché non vorrei che gli venisse in mente di cambiare religione. Noi abbiamo la nostra religione e ci teniamo quella!”. Queste le parole della mamma di un ragazzo che frequenta con entusiasmo (per quanto entusiasta possa essere un adolescente) le attività di YFC da circa 6 anni. Parole dette per telefono alle dieci e mezza di sera a orecchie incredule (la donna in questione si è sempre reputata atea, per cui è anche difficile capire quale sia questa sua religione di cui sta parlando.) “Non potrò venire più al MySpace perché mia mamma ha deciso improvvisamente di trasferirsi in un’altra città” - queste le parole di un messaggio su Facebook di una ragazzina che ci frequenta da tre anni, dopo che la mamma, a causa della separazione dal compagno di turno, decide di ricominciare la sua vita in un’altra zona dell’Italia. E non è la prima volta che si spostano da una città all’altra.

Negli ultimi mesi mi sono trovata un paio di volte in situazioni in cui ho dovuto ricordare una di quelle cose ovvie che però spesso ignoriamo: nel bene e nel male, il condizionamento maggiore nella vita dei ragazzi che serviamo arriva dalle famiglie di appartenenza e dalle scelte dei genitori. “Scoperta dell’acqua calda,” dirà qualcuno! So benissimo di non avere scoperto l’acqua calda ma devo ammettere che spesso vorrei tanto che non fosse così. Come tutti coloro che lavorano fra i ragazzi, l’affetto che proviamo nei loro confronti ci spinge a voler fare di più per loro, soprattutto quando le scelte poco sagge dei genitori hanno ricadute negative sulle loro vite. Non è una smania di potere sulle vite altrui, ma un desiderio di riparare laddove altri stanno facendo danni. Eppure la realtà è che non possiamo. Lavoriamo con minori sottoposti all’autorità dei genitori, e lavoriamo in un mondo in cui la genitorialità sana è sempre più rara.

Sono questi i momenti in cui di fronte al dispiacere e alla tristezza per le situazioni che i nostri ragazzi affrontano, dobbiamo tornare a ripeterci che c’è un Padre che è più in alto e più potente di qualunque genitore terreno, un Padre che vede, che ha propositi buoni e che si prenderà cura di chiunque lo desideri. Lui insegue quelli che sono suoi e non li molla nemmeno un minuto. E questa verità, semplice e forse ovvia, è quella che ci lascia riposare e che ci ricorda che anche la nostra preghiera a distanza o qualunque input possiamo ancora avere nelle loro vite non sarà inutile.

Dio è imprevedibile

Da un paio d'anni sono disponibili anche in italiano i Vangeli di Giovanni della Pocket Testament League (PTL), una missione evangelica anglosassone. Con una grafica moderna e mirata a vari gruppi di persone (le donne, gli uomini d'affari, gli sportivi, gli adolescenti), questi libretti tascabili possono essere ordinati sul sito gratuitamente e/o dietro offerta libera e consentono di essere offerti ad amici, colleghi e parenti.

Dal 1893, anno della loro nascita, questa missione ha stampato e diffuso oltre 100 milioni di Vangeli. Ciò che mi ha particolarmente colpito è che il tutto non è nato da un grande predicatore, un noto evangelista, un pastore brillante o da un teologo, ma da una giovane ragazza inglese. Helen Cadbury, figlia di un proprietario di una fabbrica di cioccolato, ancora dodicenne, partecipò a un culto serale in un chiesa con il padre. In quell’occasione rispose all’appello a salvezza e diede la sua vita a Gesù.

Elettrizzata e desiderosa di condividere la sua fede in Cristo, Helen iniziò a portarsi la Bibbia a scuola e leggere dei brani alle sue compagne di classe. Ben presto anche loro diventarono cristiane e insieme ebbero l'idea di cucire delle tasche sui loro vestiti per portare i piccoli Nuovi Testamenti che il padre di Helen aveva loro procurato. Fu così che le ragazze chiamarono il gruppo "Pocket Testament League". Usando piccole tessere di adesione, le ragazze si impegnarono a leggere una porzione della Bibbia ogni giorno, a pregare, e a condividere la loro fede secondo le opportunità che il Signore avrebbe loro concesso. Dopo aver studiato all’Università, Helen incontrò l’uomo che divenne suo marito e insieme diedero grande impulso alla PTL, toccando milioni di vite nel corso dei decenni. L’intera storia è disponibile sul sito: https://it.ptl.org/about/history.php. Questo è solo uno dei tanti esempi dell’impatto del Vangelo nella vita di un’adolescente.

Prima di tutto ci ricorda che Dio è sovrano ed imprevedibile e non è chiuso nei nostri schemi. Poi, ci ricorda che ognuno degli adolescenti nella chiesa che vediamo tutte le settimane, ognuno di quei giovani dei giardinetti del quartiere che sembrano così sbandati, ognuno di quei ragazzi che si veste in maniera strana o porta un piercing da qualche parte, può essere un enorme potenziale nelle mani del Signore. Vale la pena lottare e faticare per raggiungere, discepolare e servire dei ragazzi che sembrano essere indifferenti? Sì, ne vale la pena perché tra di loro potrebbe esserci una Helen Cadbury, qualcuno che influenzerà tante altre vite, diventando un potente strumento nella mani del Signore! Questa è l’imprevedibilità di Dio. E questa è il nostro compito di youthworkers: fare discepoli di Cristo tra gli adolescenti!

Radici e Frutti

Non bisogna essere esperti di agricoltura per sapere che le piante che resistono di più e portano più frutto sono quelle con le radici più profonde.
La Bibbia parla tanto di radici, piante e alberi.
Fra i tanti, c’è un testo in 2 Re 19 che racconta della minaccia incombente degli Assiri, giunti a Gerusalemme per soggiogarla. Certo ormai di avere Giuda in pugno, il Generale al comando dell’esercito assiro oltraggia il popolo e Dio stesso vantandosi della propria invincibilità e dell’incapacità di Giuda e di Dio stesso di salvarli. Ezechia, re di Giuda, implora allora l’intervento di Dio, il quale decide di frenare miracolosamente la conquista degli assiri e di rimandarla a diversi decenni dopo. In risposta alla supplica di Ezechia, promette anche a Giuda che un residuo di questo popolo sarebbe scampato e avrebbe messo radici in basso e portato frutti in alto. Giuda sarebbe stato ancora benedetto e avrebbe benedetto altri.

Quando pensiamo all’adempimento di questa promessa, a breve e lungo termine, ci vengono in mente diverse cose. Primo fra tutti, il re Giosia, che succedette a Ezechia e che aiutò Giuda a ristabilire le sue radici profonde nella Scrittura e nel ristabilire tradizioni importanti. Ma soprattutto pensiamo a Gesù, il Messia, che uscì dalla tribù di Giuda! Lui, il Leone di Giuda, è stato ed è un frutto e una benedizione per tutti i popoli per l’eternità.
Il frutto più alto di tutti! In tempi di minaccia e di catastrofi preannunciate, Dio lasciò una speranza promettendo che ci sarebbe stato sempre un residuo del suo popolo ben radicato e fruttuoso. La promessa di migliaia di anni fa è vera ancora oggi e in tutta la storia: Dio ha continuato a lavorare per avere un popolo di adoratori in tempi belli e meno belli (ammesso che nella storia dell’uomo ci siano mai stati tempi belli). La promessa resta valida oggi, anche per gli adolescenti.


Quanti adolescenti Dio ha redento nella storia, non solo dando loro radici profonde in Lui, ma anche usandoli per opere incredibili! A partire da Giosia, che iniziò a regnare a soli otto anni, passando per i discepoli (si pensa che l’apostolo Giovanni avesse intorno ai sedici anni quando iniziò a seguire Gesù), e arrivando a Helen Cadbury (di cui abbiamo parlato in un altro articolo), per non parlare dei tanti ragazzi che oggi vogliono amare Dio e fare una differenza in questo mondo.

Che speranza questa per noi che lavoriamo fra gli adolescenti! I tempi che viviamo sono duri e le minacce, molto diverse da quella degli assiri, spesso ci spaventano e spengono tutti i nostri entusiasmi. Vediamo ragazzi con radici deboli e poco ambiziosi di usare la propria vita per qualcosa di grande. Ma nelle parole di questo testo in 1 Re, troviamo una speranza e una sfida ad affiancarli per far scendere sempre di più le loro radici nell’identità in Cristo, nel valore che solo l’amore di Dio assicura, nell’appartenenza alla sua famiglia, e nella consapevolezza che con Lui la propria vita può avere uno scopo unico e un impatto che trascende la storia. Affianchiamo i nostri ragazzi e chiediamo a Dio di continuare a fare lo stesso lavoro in noi, affinché le nostre radici siano sempre più profonde e i nostri frutti sempre più alti!

Giovani discepoli

In diversi modi, lo Spirito Santo ha rinnovato in me il peso per la cosa più importante di tutte, il motivo per cui facciamo ministero fra gli adolescenti: che diventino discepoli di Cristo. Per questo motivo, voglio incoraggiare quanti lavorano fra i ragazzi con un estratto un articolo comparso su The Gospel Coalition (www.thegospelcoalition.org), scritto da un pastore dei giovani di una chiesa negli Stati Uniti. Il contenuto dell’articolo, essendo di matrice straniera, va contestualizzato, ma trovo che questa parte qui riportata sia un importante promemoria per chi lavora fra gli adolescenti di quale debba essere il focus del nostro lavoro. Per chi volesse leggere tutto l’articolo, ecco il link: http://www.thegospelcoalition.org/article/why-youth-stay-in-church-when-they-grow-up.
Spero che come me siate sfidati da questi pensieri!
È interessante che l’apostolo Paolo non usi mai la frase “cristiano nominale” o “bravo ragazzo”. La Bibbia non sembra scherzi tanto con discorsi tipo “peccato si sia comportato così, ma in fondo ha un buon cuore.” Quando ascoltiamo la testimonianza della Scrittura, soprattutto sull’argomento della conversione, sappiamo che c’è poco spazio per fraintendimenti. Ascolta queste parole: “Perciò, se uno è in Cristo, è una nuova creatura. Le cose vecchie sono passate, ecco sono diventate nuove.” (2 Corinzi 5:17). Come responsabili dei gruppi giovani, dobbiamo tornare a capire cos’è veramente la salvezza: un miracolo che viene dalla potenza gloriosa di Dio tramite l’opera dello Spirito Santo.

Dobbiamo smetterla di parlare di “bravi ragazzi.” Dobbiamo smetterla di accontentarci che frequentino il gruppo giovani o partecipino ai campi. Dobbiamo iniziare a metterci in ginocchio e pregare che lo Spirito Santo operi miracoli di salvezza nei cuori dei ragazzi tramite la Parola di Dio predicata loro. In breve, dobbiamo tornare al focus sulla conversione.

Quanti di noi stanno insegnando e predicando a degli “evangelici non convertiti”? Responsabili dei giovani, dobbiamo predicare, insegnare e parlare, e nel contempo pregare con fervore che nei cuori dei nostri ragazzi avvenga l’opera miracolosa e rigeneratrice dello Spirito Santo! Quando ciò accade, quando le vecchie cose passano e arrivano le nuove, non ci saranno dubbi. Non avremo più a che fare con “cristiani nominali.” Saremo pronti a insegnare, discepolare, ed equipaggiare una generazione di futuri leader di Chiesa, delle “nuove creature” che hanno fame della Parola di Dio. Saranno I ragazzi convertiti che continueranno ad amare Gesù e servire la Chiesa.

Gestione della Rabbia

di Ester Montefalcone

Qualche mese fa abbiamo tenuto degli incontri in una scuola superiore sul tema “Tecniche per gestire la rabbia”. Un pastore che usa questo materiale nel ministero fra i carcerati (… nessun collegamento fra carcerati e studenti di scuola superiore!) ci ha aiutato in questa nostra prima esperienza.

In questi incontri, l’interazione coi ragazzi su un tema che a quanto pare è a loro vicino, l’ottima accoglienza da parte degli insegnanti che ci hanno fatto capire che la situazione “gestione rabbia” è un’emergenza, mi hanno fatto riflettere su chi sta insegnando ai nostri giovani a gestire le proprie emozioni. I nostri ragazzi fanno attività di ogni tipo: musica, sport, viaggi all’estero ecc. ma sembra che non ci sia molto spazio per “apprendere lezioni di vita”. Ecco alcuni dei commenti che abbiamo ricevuto:

I nostri ragazzi sono arrabbiati e hanno bisogno di riflettere su da dove nasce quella rabbia e come la possono incanalare, senza dargli sfogo o reprimerla. Ma quello che spesso trovano sono adulti (genitori, insegnanti ecc …) stanchi che non hanno tempo di aiutarli a riflettere e che si limitano a un “devi smetterla di fare questo!”, che ricorrono a misure punitive, o che lo incoraggiano a seguire qualsiasi impulso.

Chi sta offrendo loro uno spazio sano in cui discutere con adulti di queste cose? Chi sta pascendo il loro cuore? Momenti di riflessione su cosa ci fa arrabbiare e perché possono rivelarsi si rivelano ottimi spunti per condividere l’unica cosa che può trasformare il nostro cuore, che non è una tecnica, ma il Vangelo. In un momento in cui la famiglia fa fatica ad adempiere quello che tradizionalmente era il suo ruolo, noi come youth workers abbiamo opportunità uniche di lasciare un’impronta sulle vite dei ragazzi offrendo loro spazi per pascere il loro cuore e mostrare loro il bisogno del Vangelo.

Un Nuovo Valore in Dio

Ciao, sono Hannah vengo dal Regno Unito ed ecco come Dio ha totalmente trasformato la mia vita.

I miei genitori sono credenti da prima che io nascessi quindi sono cresciuta come parte della chiesa: ascoltavo la parola di Dio ogni domenica, amavo cantare le canzoni di lode, ero parte del gruppo giovani e così via. Accettavo che Dio fosse reale, ma il mio rapporto con Lui era nei miei termini e per il mio beneficio. Quando mi sentivo felice e contenta, questo funzionava bene - lodavo Dio e lo lodavo appassionatamente. Quando invece non ero piena di queste belle emozioni, una grande confusione e sentimenti di separazione da Dio mi sopraffacevano. Ora riesco a vedere che questo era soprattutto perché io non mi fidavo di Dio; non volevo arrendere la mie speranze e paure a Lui. Credevo che farlo sarebbe stato pericoloso, che io sapevo vivere la vita più soddisfacente che ci fosse e che Dio su questo poteva sbagliare.

Forse alcuni di voi potranno rivedersi quando dico che credevo che il modo più sicuro per avere una vita felice fosse avere tanti amici, essere conosciuta e amata da tutti quelli che conoscevo e in generale sentirmi accettata. A questo punto io non sapevo che Dio mi aveva preso cosi com'ero e non c'era niente che io potessi fare per farlo rallegrare di me più di quanto già lo facesse, credevo che dovessi guadagnare l'essere accettata dalla gente per trovare il mio valore. Tra il mio gruppo di amici, erano spesso le persone con i voti alti ad essere i più ammirate ed io li rispettavo cosi tanto che volevo essere 'una di loro'. Misi tutte le mie energie e tempo nel cercare di avere i voti più alti in tutta la scuola. Questo diventò un’ossessione, volevo essere perfetta, e presto cercavo anche di essere la ragazza più magra che conoscessi. Credo che questa ero io che ceravo di definirmi come una persona unica. Questo stile di vita mi condusse in una vita buia, solitaria, e in modo cruciale, via dall'amore di Dio che libera. Mi portò a dedicare tutto il mio tempo allo studio e tutta la mia autostima all'essere più magra possibile. Essenzialmente adoravo questi miei desideri e li lasciavo comandare la mia vita. Poco dopo, fui portata in ospedale per sei mesi a causa del mio ostinato disturbo alimentare. Non ero felice, ma avevo il controllo della mia vita e questo mi faceva sentire bene.

Dopo esser stata dimessa dall'ospedale e aver finito i miei ultimi due anni di scuola, iniziai un anno sabbatico con YFC: YFC One. Mi definivo cristiana e volevo conoscere meglio Dio ma mi sentivo lontana da Lui la maggior parte del tempo, ed ero certa che non volevo dare a Dio il controllo completo della mia vita - volevo il controllo. Nel mese dopo, mi sentii molto sfidata da quanto Dio fosse fedele, affidabile e potente. In particolare ero meravigliata dalla storia di Osea e la sua moglie infedele come una rappresentazione di come rigettiamo Dio in tante forme, ma Lui continua a cercarci, adorarci e redimerci. Per favore vallo a leggere se non conosci questa storia! Trovai che Dio e' decisamente buono - e queste parole non gli danno giustizia! Dio si stava rivelando a me tramite la sua parola.

Dopo un paio di settimane che ero stata assegnata con YFC a Manchester, mi sentivo cosi sopraffatta e fuori dalla mia comfort-zone mentre cercavo di ambientarmi. Facevo fatica a tener testa, quindi pregai. Negli anni prima, mi ero fidata abbastanza di Dio per dargli solamente un problema, ma quella notte gli diedi tutto - tutta la mia vita - perché non sapevo più come renderlo qualcosa per cui valesse la pena vivere ma mi fidavo che Gesù sapesse come oltrepassare le mie aspettative. Questo fu il primo grande passo nel dipendere da Cristo più di me stessa e fu liberatorio! Avevo una visione più grande del voler solamente piacere agli altri; volevo vivere una vita conoscendo il creatore di tutto questo, colui che vuole inseparabilmente fare parte della mia vita. Fu una grandissima realizzazione e iniziò ad impattare la mia vita di tutti i giorni in modi grandi e piccoli. Un modo in cui la impattò fu un paio di settimane dopo aver affidato la mia vita a Dio, quando mi guarì dalla mia anoressia che continuava a tormentare la mia vita. Mi ricordo che mi svegliai un sabato mattina durante uno dei ritiri di YFC One e non mi sentivo più legata da ciò che gli altri pensavano di me - una focalizzazione su Dio che bloccava tutti i pensieri che dicevano che avevo bisogno che tutti mi amassero per valere qualcosa. Da quel giorno ci sono state innumerevoli difficoltà (e non voglio minimizzare le cose che si affrontano da cristiano, perché è difficile) ma il nostro Salvatore rimane uguale - per sempre la speranza che mi dà gioia, per sempre l'ispirazione che mi suscita a condividere questo rapporto con coloro che non lo conoscono e per sempre colui che soddisfa la mia anima.

Far parte di YFC durante questo periodo di trasformazione è stato realmente una benedizione. Non è sempre facile - la famiglia cristiana richiede impegno, che onora Dio e non ti fa sentire sempre bene! Ma la famiglia significa anche forza, affidabilità, condivisione nel dolore e nella gioia, e le mie sorelle e i miei fratelli di YFC One mi hanno dato ciò. La chiesa dove ero assegnata ha avuto un ruolo importante, aiutandomi nel mio cammino con Gesù: hanno dimostrato altruismo e focalizzazione su Cristo. Capivano realmente il concetto della ricompensa eterna anziché il guadagno temporaneo. Questo ha tolto il mio sguardo da me stessa, ciò in cui ero brava o se volevo fare certe cose o no e mi ha mostrato come servire Dio e dipendere sulla sua potenza senza fine anziché sulle mie abilità. Mi ha insegnato cosi tanto sull'umiltà e l'adorazione a prescindere dalle mie emozioni e le mie circostanze. Comunità e fratellanza con altri cristiani sono essenziali per vivere per Dio e, quando viene fatto bene, è una bellissima cosa.